Dr.ssa Veronica Palermo
BIOLOGO - NUTRIZIONISTA NAPOLI

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Il tessuto adiposo, conoscerlo per prevenire

10 Marzo 2020 di Dr.ssa Palermo

Comprendere la relazione tra tessuto adiposo ed obesità viscerale

Tessuto adiposo ed obesità viscerale

Tutti noi siamo costituiti da diversi tipi di cellule adipose, quelle che compongono il cosiddetto grasso bruno e quelle (che rappresentano la stragrande maggioranza) che compongono il grasso bianco.

tessuto adiposo e girovita

Gli adipociti rivestono un ruolo principale, poiché possono contenere più o meno grassi. Il loro insieme forma il tessuto adiposo, questo alla nascita rappresenta il 10-15% del peso corporeo totale per arrivare al 25% circa al 1°anno di vita tramite il fenomeno della proliferazione.

Questa durante la pubertà raramente avviene e quindi in questa fase della vita si ha una condizione che porta all’accumulo del contenuto dell’adipocita.

In condizioni patologiche ed in condizioni di grave obesità, però, si ha una ipertrofia del tessuto adiposo (questa condizione oggi si è vista avere una origine genetica, ovvero se siamo predisposti all’iperplasia o ipertrofia del tessuto adiposo) e il numero degli adipociti resta costante.

In caso di dimagrimento quindi vi sarà una diminuzione del contenuto degli adipociti e non del numero.

C’è da considerare inoltre che oltre una quota, l’adipocita non perde grasso, ciò è da tenere in considerazione quando si effettuato diete fortemente ipocaloriche che portano ad una perdita di massa muscolare.

Ritornando alla tipologie di cellule adipose, le brune conservano al loro interno il grasso in piccole goccioline indipendenti tra loro, il loro compito primario (dovuto ad una specifica formazione di sub unità dei mitocondri) è produrre calore, maggiormente presenti nel neonato, tende a ridursi con quasi completamente nell’adulto.

Le cellule bianche sostituiscono progressivamente quelle brune e si dispongono soprattutto a livello sottocutaneo, fungendo da veri e propri serbatoi; purtroppo in condizioni di iperalimentazione, queste sostituiscono sempre più le brune, gonfiandosi e moltiplicandosi, fino a formare grandi quantità di grasso soprattutto localizzato nell’addome, ciò contribuisce alla comparsa dell’insulino-resistenza, sindrome metabolica, diabete, ipercolesterolemia, ipertensione arteriosa etc.

Ma quand’è che si parla di obesità viscerale?

Secondo le recenti indicazioni dell’INTERNATIONAL DIABETES FEDERATION, nei soggetti di razza caucasica si considera normale un girovita inferiore ai 92cm nell’uomo e 80 nella donna.

L’eccesso di accumulo di grasso viscerale, si può dire sia l’epidemia del terzo millennio.

Da anni si sa che il tessuto adiposo non è un semplice tessuto di accumulo, bensì comunicando con il SNC è coinvolto nella regolazione dell’introduzione di cibo, consumo energetico e nella fertilità (di questo o meglio di infertilità e alimentazione ottimale nei cicli di fecondazione assistita, ne parlerò in un prossimo articolo).

La scoperta della Leptina ha portato un notevole interesse nella patogenesi molecolare dell’obesità;
codificata dal gene ob situato sul cromosoma 7 riscontrato in donne con un BMI >35.

Ma il grasso in eccesso può distribuirsi anche all’interno del muscolo, ciò comporta che la cellula miocitica non riesca a funzionare correttamente, il muscolo non riesce a rispondere correttamente al segnale insulinico ed utilizzare il glucosio.

Quando invece il grasso si deposita a livello del fegato, si parla di steatosi epatica o “fegato grasso”.

Ma perché alcuni accumulano di più grasso a livello addominale (viscerale) è regolate anche dall’ipotalamo.

Uomini e donne distribuiscono il grasso diversamente. Gli uomini a livello dell’addome (sia sottocutaneo che viscerale), le donne nelle gambe (gluteo-femorale).

l testosterone, ormone prevalentemente  maschile, ma presente in basse dosi anche nelle donne, agisce inibendo le  lipoproteinlipasi femorali, ed è  per questo che  gli uomini (e le donne con testosterone relativamente alto) hanno poco grasso localizzato nel trocantere inferiore (cosce e glutei).

Di contro nelle donne gli estrogeni sono ormoni antilipolitici a livello delle cosce ma stimolano la perdita del grasso addominale, modulando i recettori adrenergici che bloccano la perdita di grasso, ricordiamo che la lipolisi agisce sui recettori noradrenergici.

Infatti gli adipociti possiedono diversi recettori ed in funzione anche della loro localizzazione ne esprimeranno maggiormente un tipo piuttosto che un altro, quelli più sensibili all’adrenalina sono volgarmente antilipolitici, gli altri alla noradrenalina (lipolitico).

Ricordiamo che lo stress agisce aumentando l’adrenalina, che impedisce la perdita di grasso;

L’alcool inoltre agisce sui recettori degli estrogeni ERα, favorendo in teoria la deposizione di grasso a livello femorale. I recettori invece ERβ, aumentano con la menopausa e sono responsabili del peggioramento metabolico di base;

Il cortisolo inoltre va a stimolare la deposizione del grasso a livello viscerale a livello del volto e nella schiena detta a “gobba di bufalo”.

Gli interferenti endocrini, sostanze chimiche sono capaci agire attivando i recettori degli estrogeni (e non solo) favorendo così il deposito e l’accumulo di grasso anche dove non dovrebbe essere presente.

In conclusione:

La  nostra composizione corporea e quindi anche la relativa distribuzione del tessuto adiposo sono dati da un sottile equilibrio di diversi fattori, quali la singola predisposizione genetica, dagli ormoni e loro secrezione, dai  diversi recettori e dalla loro distribuzione, dalla quantità ma soprattutto dalla qualità del cibo che quotidianamente decidiamo di introdurre.

Il grasso viscerale sembra essere così il più pericoloso, aumentando il rischio cardio-metabolico favorendo la sindrome metabolica, il rischio di diabete, neoplasie, etc, instaurando così un circolo vizioso che va ad aumentare ed alterare la distribuzione e la deposizione di massa grassa.

Inoltre la deposizione di massa grassa è il risultato della sottile differenza che vi è tra produzione endogena ed introduzione dall’esterno, dalla lipolisi, da alterazioni ormonali, ed è influenzata dalla scelta del cibo, tutti insieme questi parametri possono favorire grandi cambiamenti.

Quindi affidatevi sempre a specialisti e evitate il fai da te, non eliminate gruppi alimentari ed imparate a scegliere alimenti qualitativamente buoni, privi di interferenti endocrini o ormoni o altre sostanze.

 

Saluti cordiali,
Dr.ssa V. Palermo nutrizionista a Napoli.

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