Dr.ssa Veronica Palermo
BIOLOGO - NUTRIZIONISTA NAPOLI

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Il Senso di colpa fa ingrassare!

11 marzo 2013 di Dr.ssa Palermo

distubi dell'alimentazione, fame compulsivaDivoro il mio dolore quando evito di affrontarlo.
Il senso di colpa, se non deformato, è un meccanismo della coscienza, che ci rimprovera se facciamo qualcosa che va contro il nostro codice morale.

 

Spesso però, il senso di colpa viene deformato ed arriva a determinare le nostre scelte, le nostre azioni, la nostra vita.

Uno studio condotto da un team di ricercatori dell’Utrecht University in Olanda e pubblicato sulla rivista Psychology & Health, mette in evidenza come il fattore determinate nei regimi ipocalorici, nella riuscita della perdita di peso, sia la condizione psicologia.

Ovvero, sentirsi “trasgressori” quando consumiamo un pasto o un alimento in particolare, ci spinge a mangiare di più e cibi più grassi; questa condizione aumenta, se ci concentriamo sulle qualità ingrassanti del cibo che ci apprestiamo a consumare.

Questa condizione psicologica quindi, prima o poi ci ostacolerà in tutte le nostre buone intenzioni: vogliamo dimagrire e invece saremo destinati a veder crescere il nostro peso.

Ecco che per riuscire in una “dieta” serve un giusto equilibrio, tra il nostro io ed il mondo circostante, ecco che il rapporto con il cibo deve essere sereno e dobbiamo comprendere che evitare di ascoltare i nostri sentimenti, doloredelusione, o rabbia, fa si che questi sentimenti sfociano inevitabilmente, prima o poi, nel cibo, ed ecco che come ho scritto all’inizio divoro il mio dolore quando evito di affrontarlo.

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6 commenti
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    Cristiana scrive:

    molto interessante…!

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    Punteggio: +9 9 voti
    15 marzo 2013 alle 17:49
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      Dr.ssa Palermo scrive:

      Sono a vostra disposizione per eventuali domande o chiarimenti. Grazie a voi tutti per i commenti.

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      Punteggio: +8 8 voti
      22 aprile 2013 alle 10:25
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    Paco scrive:

    Penso proprio che sia vero, un modo per sfogare e allo stesso tempo per darsi sollievo.
    Bell’articolo!

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    Punteggio: +6 6 voti
    21 aprile 2013 alle 20:03
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      Dr.ssa Palermo scrive:

      La ringrazio.

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      Punteggio: +7 7 voti
      22 aprile 2013 alle 10:24
  3. avatar
    Rosemary scrive:

    E la psicoterapia? Ogni volta che viviamo una esperienza negativa, ci sentiamo all’istante giudicati colpevoli, accusati e condannati al tormento del senso di colpa che si manifesta anche nei sogni, durante la notte, non si riposa mai. Quando c’è malumore, sensazione di disagio, quando ci sentiamo tristi o nervosi vuol dire che il “giudice morale” sta lavorando dentro di noi, ci sta condannando in silenzio, per qualcosa che abbiamo fatto o pensato. Magari nemmeno ce ne accorgiamo, ma questo accade di continuo ed è impresa estremamente difficile sottrarsi alla sua ingerenza. Pochi sono momenti durante i quali il nostro giudice interno interrompe la sua attività e in questi rari casi ci sentiamo felici. Forse è impossibile arrivare a farlo tacere definitivamente, ma è fondamentale attivarsi almeno per ridurre la sua influenza. Ripeto ancora una volta l’importanza di imparare a riconoscere il senso di colpa attraverso l’introspezione, la presa di coscienza aiuta a tenerlo a bada e in questo senso la psicoterapia può essere di grande aiuto:rafforzare l’Io e renderlo il più possibile autonomo rispetto al super Io, alleggerendolo dai condizionamenti infantili.

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    11 luglio 2013 alle 12:35
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    Charlotte scrive:

    Quali che siano le basi evolutive o neurologiche delle nostre capacità empatiche, la cosa più importante da capire è tuttavia per quale motivo lo stesso “corredo di base” nelle persone produca differenze tanto marcate nell’effettivo presentarsi dei fenomeni empatici e dei comportamenti benevolenti che ne costituirebbero in linea di principio una logica conseguenza. Anche se certi “attrezzi” come i neuroni specchio ci rendono possibile “immedesimarci” negli altri, altri fattori più “impalpabili” determinano se e come li utilizziamo. Infatti, per quanto la fisiologia ci illumini sui meccanismi del nostro funzionamento, non ci può mai dire nulla sulle ragioni del nostro agire. Resta alla filosofia il compito di analizzare la fondatezza delle nostre riflessioni e resta alla psicologia il compito di produrre conoscenze valide sulle ragioni per cui agiamo in certi modi o in altri. Anche se i filosofi hanno spesso il vizio di fare speculazioni anziché analisi rigorose e anche se gli psicologi hanno spesso il vizio di fare ricerche inutili o di elaborare teorie bizzarre, per comprendere le nostre azioni dobbiamo utilizzare gli strumenti migliori che la filosofia e la psicologia ci hanno messo a disposizione, dato che la fisiologia non ci è di alcun aiuto.

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    16 luglio 2013 alle 06:07